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Il comune di Prasco appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Storia

Suggestivo borgo dell'Alto Monferrato in provincia di Alessandri a 245 metri sul livelllo del mare, il suo centro storico è ubicato a metà collina nel tratto compreso tra Ovada ed Acqui Terme, a sinistra del torrente Caramagna. Il nucleo abitato era originariamente situato nel fondo valle, in prossimità della zona attualmente occupata dal cimitero, all'interno del quale si osserva la medievale chiesetta romanica, probabilmente di origine pievana.
In epoca feudale l'incremento demografico spinse la popolazione a raccogliersi intorno al castello medievale, che sorge su un'altura situata in una zona militarmente strategica e facilmente difendibile. Nel tempo il paese ha trovato espansione e sviluppo a valle, in prossimità della stazione ferroviaria.


Occorre necessariamente premettere che i ragguagli ottenibili dalle fonti bibliografiche sulle più antiche tradizioni di Prasco non possono essere ritenuti, dal punto di vista rigorosamente storico, una testimonianza assolutamente certa. I dati ricavabili dalla lettura sull'argomento, quelli almeno che fanno riferimento a tempi anteriori alla metà del tredicesimo secolo, sono infatti decisamente scarsi, laconici, frammentari e approsimativi. Dal 1240 in poi ebbe inizio l'epoca dei feudatari e dei Conti di Prasco, ed dallo stesso anno, le notizie relative alla storia di questo feudo e del suo castello assumono invece carattere di organicità sufficentemente attendibile e documentata ricavabile da documenti originali in gran parte inediti che sono conservati nell'archivio Gallesio-Piuma. Le prime menzioni di Prasco e del suo castello risalgono al periodo aleramico. Il processo di frazionamento dell'antico dominio imperiale aveva assegnato la proprietà della villa e del castello di Prasco ai Marchesi di Occimiano. Verso la fine del XII secolo (il 4 luglio 1198) i Marchesi di Occimiano effettuarono la concessione di ogni loro pertinenza ai Marchesi Del Bosco della linea aleramica discendente da Anselmo del ramo savonese: si trattava di tutti quei beni "allodiali", che cioè formavano oggetto di proprietà privata franca da ogni genere e da ogni servitù feudale, di cui avevano legittimo e totale potere di disporre e che comprendevano appunto la villa e il castello di Prasco.

Nel 1240 Federico Malaspina, del ramo dei marchesi di Villafranca, divenne il primo feudatario di Prasco in seguito all'avvenuto suo matrimonio con Agnese, unica figlia del marchese Guglielmo Del Bosco, la quale aveva ereditato dal padre il feudo di Cremolino e la metà di altri 12 feudi tra i quali quello di Prasco. Federico deve pertanto essere considerato il capostipite del ramo dei Malaspina di Cremolino, che furono feudatari di Prasco per un periodo durato 214 anni.

Nel 1454 il feudo passo ai De Regibus, nobile famiglia originaria di Vercelli aggregata all'albergo Doria di Genova. Questa casata pervenne al dominio feudale per ragioni dotali, in quanto Sofrone De Regibus contrasse matrimonio con Battistina Malaspina alla quale era stato assegnato il feudo di Prasco in pagamento di dote. I De Regibus mantennero l'investitura e furono feudatari di Prasco per un periodo durato 185 anni.

Nel 1639 il feudo di Prasco divenne proprietà degli Spinola: la potente famiglia genovese ottenne in quell'anno la titolarità dei beni patrimoniali di pertinenza feudale in estinzione e risarcimento di un ingente debito non onorato, contratto nei suoi confronti dai feudatari di Prasco. Ancora una volta la penetrazione territoriale dei facoltosi patrizi genovesi avveniva cioè attraverso operazioni di carattere finanziario. Il 17 marzo 1639 Giacinto, I° feudatario di Prasco della famiglia Spinola, ricevette l'investitura ufficale "ad formam et tenorem investiturarum precedentium" gli Spinola si dedicarono molto attivamente all'esercizio di una immediata e diretta giurisdizione delle terre controllate esplicando a pieno titolo i loro poteri di feudatari e realizzarono una rilevante espansione territoriale dei loro possedimenti nel circondario di Prasco. L'ultimo feudatario spinola di Prasco fu Roberto Giovanni Battista, il quale, dopo aver ottenuto dal Re Vittorio Amedeo di Savoia la facoltà di alienare il feudo opto per la scelta religiosa e divenne novizio nella Congregazione dei padri Somaschi. Il feudo di Prasco fu quindi acquistato dal medico Ferdinado Piuma, già Signore di Roccaverano, e, il 10 maggio 1775, il nuovo proprietario ricevette, da parte del Re Vittorio Amedeo, la regolare infeudazione con titolo e dignità comitale in infinito per lui e per i suoi discendenti maschi.

Nel 1828 la contessina Pellina, unica figlia del conte Ferdinando Piuma di Prasco, sposò Giovanni Battista, unico figlio del conte Giorgio Gallesio di Finalborgo. Questo illustre personaggio, che in seguito alle nozze del figlio iniziò a frequentare il castello di Prasco, acquisì e gode tutt'ora di grande notorietà in campo botanico in seguito alla pubblicazione di trattati, di importanza scientifica rilevante, sulla biologia e sulla genetica vegetale: fu autore, tra l'altro, della nota "Pomona italiana", monumentale opera pomologica corredata da splendide iconografie, il cui grande valore scientifico e artistico viene tutt'ora universalmente riconosciuto. In seguito al matrimonio di Giovanni Battista e Pellina i consuoceri Giorgio Gallesio e Ferdinado Piuma chiesero ed ottennero, con regia patente promulgata il 30 novembre 1847 dal Re Carlo Alberto, l'autorizzazione a sanzionare l'unione araldica dei due nobili casati: i loro nipoti poterono cioè aggiungere al cognome di famiglia quello del proprio avo materno. I discendenti, fino agli eredi attuali proprietari del castello di Prasco, hanno conseguentemente assunto il cognome "Gallesio-Piuma".